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e.mail seguita all'invito di interagire con "rischio economia"

---Messaggio originale----
Da: roberto
Data: 25-set-2008 9.36
A:
Ogg: R:

Ciao Paola. Visto ieri.
Ehm... due obiezioni (poi mi rivolgi ancora la parola, eh...?)
1. Questo l'avevi detto anche tu in treno. Ci andrebbero delle immagini. Pensavo di trovare qualche foto delle installazioni o qualcosa di simile...
2. Questo invece dev'essere terribile per un'artista come te. :-)
Non riesco a evitare che l'idea di "arte impegnata socialmente o politicamente" mi distrugga qualsiasi contenuto artistico.
Lo so che c'è un sacco di gente che pensa che altrimenti l'arte "non servirebbe a nulla", ma è proprio qui che viene fuori il problema: se l'arte vale perché "serve a qualcosa", è finita.
L'arte *non deve* servire a nulla, deve solo essere bella e/o espressiva e/o stimolante. I fatti concreti a cui si riferiscono le opere (eventualmente con rilevanza sociale e/o politica) sono solo *pretesti* per realizzare opere valide.
Ok, mi sono rovinato la reputazione... :-)
Ti saluto. Bye, a presto.
Roberto


---Messaggio originale----
Da: a.costruttiv@virgilio.it
Data: 25-set-2008 20.44
A:
Ogg: R:info da paola zorzi

no figurati.
ti ringrazio molto per le tue osservazioni.
parli con una persona che ha dedicato anni ad apprendere la tecnica ad olio e che non l'ha ancora abbandonata. e parlo di quella classica con tanto di copia dal vero etc...
penso addirittura che la copia dal vero e l'inevitabile confronto con la realt possa avvicinare alla scienza in modo creativo e non sia per nulla scontata. potrebbe rappresentare un momento di riflessione, maggiore coscienza e ampliamento dei punti di vista.
anche per quanto riguarda l'impegno sociale ho sempre pensato che l'arte debba mantenere una sua autonomia perché le segmentazioni che questa implica sono molto varie e possono essere di lunghissima gittata cioè andare al di là dei problemi contingenti e magari proprio così aprire nuove prospettive... ma sto diventando troppo idealista.
sul concetto di utilità poi ... anche qui ti do ragione.
noi stessi forse rispetto a determinate realtà siamo completamente inutili però esistiamo e penso che nel farlo utilizziamo una, per così dire, tavolozza emozionale o sensoriale che implica anche una risposta e una percezione estetica. però anche qui accanto a una predisposizione basica (la sensazione di amaro, ad esempio, non è oggettivamente gradevole per l'essere umano) esiste una dimensione più globale e contestuale.
penso che molta dell'estetica legata ai mezzi contemporanei e a tutto ciò che ci circonda, oggi non sia percepita nella sua dimensione estetica per vari e molto validi motivi.
l'arte proprio su questo presupposto dovrebbe incuneare il suo discorso. riuscirci è un'altra cosa ...
naturalmente!!
io mi faccio di solito molti più problemi quando mi dedico alla cos ddetta e criticata "arte da cavalletto" che la contemporaneità dovrebbe sentire la necessit di superare (almeno secono il costruttivismo classico).
ma sto parlando di queste cose a un professore che mi ha insegnato a usare photoshop (in modo più ... esteso) ... e utilizza il computer quasi come una protesi!
ho scritto il tutto molto di getto
magari ci sarà l'occasione per chiarirlo maggiormente

... però non sarebbe male inserire questa tua riflessione
non so magari attendo una risposta
intanto ci penso

un saluto
paola
(consenso poi ottenuto)